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Nudo sul bagnasciuga

In questo dipinto Raffaello si cimenta, come agli esordi della sua carriera, con un nudo femminile. La giovane donna, ritta sul bagnasciuga del mare, brulicante di piccole onde che si avvolgono e di spengono sulla battigia, guarda verso lo spettatore mentre  si perde all’orizzonte confondendo cielo e terra. Il roseo incarnato della giovane donna si contrappone ai toni cupi della distesa  marina e dà maggiore forza e concretezza alle carni femminili. Contrasta con la rappresentazione del nudo  il pudico e casto  ripiegarsi su se stessa a voler nascondere, novella Venere “anadiomene”, il proprio corpo in costume adamitico, reagendo con forza alla tentazione di ostentare o esibire la propria bellezza. Una sorta di ritrosia ad apparire che la giovane età sottolinea in quel corpo con qualcosa di ancora troppo acerbo e privo delle rotondità di una figura matura.

La tavolozza cromatica, esaltata dalla luce che l’attraversa e dà forza ai singoli colori, lascia solo in ombra il volto e il seno, mentre i grigi e gli azzurri carambolano tra le onde spumose e il bruno della battigia.

Perfetta è l’armonia dei toni che distende su tutta la scena una patina corposa di gioia di vivere, di esaltazione della natura, di perfetta fusione tra la marina e la donna, elemento archetipo della figura femminile, novella Venere emergente dalle onde di un mare che si perde negli spazi dell’infinito.

Anche in questo dipinto, dunque, è il tripudio di luce e colori che suggerisce una natura assai spesso assolata e viridescente, con le brevi pause del clima invernale, a suggerire continui rimandi alla pienezza della vita, alla serenità se non alla gioia, alla speranza di un futuro diverso.

Così Raffaello eredita dal padre Pasquale la visione ottimistica della vita che non cede a facili malinconie e profonde tristezze in consonanza con un quotidiano di stenti e difficoltà, ma profonde sorrisi, e spensierate allegrie sui volti assai spesso di giovani donne e sui loro corpi che, rappresentati denudati o coperti dai semplici anche se  coloratissimi abiti di una povera esistenza, incarnano una visione “poetica” della realtà e della natura tutta a cui era in costante contatto.

Il dipinto richiama altri nudi del nostro, come l’olio su tela del 1909, ma qui protagonista è quel mare luminescente entro il quale la figura femminile in primo piano si propone come elemento di luce e di colore nell’ampia distesa marina.

Paola Di Felice

Autore: Raffaello Celommi
Informazioni: olio su tela, cm. 57x93 - Collezione privata Teramo

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