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La Madonna ai piedi della Croce

L’opera di cui ci occupiamo, dipinta nel medaglione della terza campata della navata centrale del Santuario, è parte di un innovativo Ciclo mariano.

La scena riguarda una singolare Crocifissione dove il fulcro della sacra rappresentazione non è il Crocifisso ma  la Madonna, protagonista assoluta, accompagnata dai personaggi che secondo la tradizione evangelica furono con lei ai piedi della Croce, San Giovanni Evangelista e le Pie Donne.

Il soggetto rammenta un bozzetto  attribuito a  Maria Dragonetti Cappelli, pure allieva di Patini,  conservato presso le Collezioni d’Arte della Banca Popolare Abruzzese Marchigiana di Castel di Sangro e pubblicato nel 1990 nel Catalogo della Mostra dedicata a Patini. Probabilmente anche questo dipinto, versione più articolata e complessa dell’altra, potrebbe …essere parte di un progetto per una raffigurazione di vasto respiro (F. Bologna, 1990).

Nel nostro caso Amedeo Tedeschi ha evidentemente rielaborato ed arricchito autonomamente il soggetto: la Madonna è accovacciata sotto il Crocifisso, di cui si intravedono i piedi e parte delle gambe, il volto è sofferente ma composto, lo sguardo è rivolto al cielo, il corpo gira verso di noi quasi comunicando l’indicibile solitudine. Di fronte a lei è Maria Maddalena, prostrata, con il volto nascosto e schiacciato sopra la terra, con i capelli raccolti a formare una crocchia. Più lontane ed affrante sono le altre figure, Maria di Salome, Maria di Cleofa e Marta, ed ancora più arretrato e defilato è  San Giovanni Evangelista, ugualmente prono. 

«Pur rappresentati in un contesto corale, questi personaggi sono in realtà immersi ciascuno in una dolorosa dimensione individuale, interpretando una scena dal pathos intenso, rischiarata dalla luce del tramonto: una luce tersa, cristallina, appena colorata dal riflesso giallo arancio dell’ora vespertina. Il colorismo è acceso, innaturale, la pennellata è larga, materica, stesa a macchie accostate e sovrapposte, moderna, consapevole delle istanze del nuovo secolo» (B. Santilli 2005).

Siamo di fronte ad una delle più belle testimonianze pittoriche lasciate sul suolo natio da Amedeo Tedeschi, dove il verismo lirico del suo maestro si traduce precocemente in un personale e diverso linguaggio, che lo porterà a quella sensibilità modernista che volgerà in macchia, densa, intrisa di colore, eppure descrittiva.

 

Enrichetta Santilli

Autore: Amedeo Tedeschi
Informazioni: Dipinto murale a tempera in ovale cm. 450 ca x 250 ca., - firmato e datato ATedeschi -902- Pratola Peligna, Santuario della Madonna della Libera

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