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Incontro a Francavilla

Quando Dalbono, in una lettera a Oreste Giordano – che gli aveva chiesto notizie e avvenimenti dell'infanzia di Michetti – ne volle sintetizzare la produzione artistica, scrisse: “Egli amava la campagna e le capre e le contadinelle e tutto ciò che apparteneva alla vita campestre.” (Lettera di Eduardo Dalbono a Oreste Giordano in Francesco Paolo Michetti. Dipinti, pastelli, disegni, Catalogo mostra Roma-Francavilla a Mare 1999, Electa Napoli, 1999, p. 24): E' poi lo stesso artista chiamato a descrivere le bellezze della terra abruzzese che esclama: “... le pecorucce a Francavilla!”. Si può ben dire che la terra abruzzese, dalla Maiella a Francavilla, abbia costituito l'imprescindibile base di tutta l'opera di Michetti.
Nel '95 con La figlia di Iorio, che vinse il primo premio  alla prima Biennale di Venezia, oltre a raggiungere il massimo della fama, l'artista aveva avuto modo di entrare in contatto con Ernst Seeger, collezionista tedesco, che aveva acquistato il dipinto e che da allora divenne una sorta di suo promotore. E' lui che organizza alla fine del '98 la personale all'Accademia Reale di Berlino dove le opere dell'artista, esposte in quattro sale, fecero scrivere all'Ojetti “come tecnica e come espressione sono la quintessenza della perizia e dell'acutezza di quest'artista creatore”, ma al tempo stesso “si intende come, ossesso da queste mille immagini, il Michetti sia dopotutto un lento produttore di quadri completi”. (U. Ojetti, Francesco Paolo Michetti e la mostra di Berlino, “Nuova Antologia”, vol. LXXXIX, serie IV, febbraio 1899).
Questa citazione critica è quella che forse riesce meglio a far capire lo scarso successo commerciale di una vasta produzione di piccoli studi che il Seeger continuava a proporre nelle esposizioni che allestiva. In una lettera del 10 febbraio del '99 a Fradeletto, in occasione della trasferta viennese della mostra scrisse: “Sono molto curioso di vedere se questi meravigliosi studi fanno la stessa impressione come qui. Ma non mi lascio scoraggiare da questo cattivo successo e ora come prima tengo alta la bandiera di Michetti”. Pochi mesi dopo Seeger invia alcuni dipinti e numerosi studi ad olio, tempera e pastello alla III Biennale di Venezia, che dedica quattro sale all'artista. A queste opere appartiene anche lo Studio, qui pubblicato, apparso con tale titolo generico in una tavola non numerata in bianco e nero nel catalogo dell'esposizione, e spesso riproposto con titoli diversi come Pastorelle con gregge e Incontri a Francavilla.
Il successo tuttavia fu tiepido e i motivi sono bene evidenziati già da Vittorio Pica, che scrisse una recensione all'esposizione: “... Eppure l'impressione primiera prodotta dalla sala Michetti su quasi tutti i visitatori è di profonda delusione, giacché tutti si chieggiono, perché fra tanti schizzi e piccole tele abbozzate non vi sia qualche opera portata a compimento, degna davvero dell'artista di cui l'Italia va a ragione orgogliosa.” Dopo una lettura dell' “unica opera completa” - L'offerta- di proprietà reale, il Pica scrive: “Passato il primo momento di malumore, è con vivo piacere che ci si attarda ad osservare ora l'uno ora l'altro dei 167 fra quadri abbozzati e studi ad olio, a tempera, a pastello disposti senza alcun ordine cronologico sulle quattro vaste pareti di questa sala addobbata di una ricca stoffa color avorio.” (V. Pica, L'arte mondiale alla III Esposizione di Venezia, “Emporium”, Bergamo, numero straordinario, 1899, p. 105).
Tuttavia la commissione incaricata per l'acquisto di opere per la Galleria d'Arte Moderna di Venezia, decide di soprassedere a qualsiasi scelta poiché “può offrirsi altra non lontana occasione d'acquisto”. Si tratta della medesima incomprensione che critica e pubblico avevano mostrato alla mostra di Berlino e di Vienna. La modernità degli studi, sovente solo abbozzati, da una stesura pittorica molto sciolta, data per rapidi tratti, che talvolta lasciano intravedere qualche breve linea preparatoria a matita, aveva lasciati perplessi critica e pubblico al pari delle mostre di Berlino e di Vienna. Non era facile capacitarsi della diversità con le opere più famose e celebri dell'artista, compiute e rifinite. Ma la modernità del Michetti  era appunto nei suoi studi, nella sua continua ricerca, effettuata con ogni tecnica e con l'ausilio fotografico.
Un pastello  con uno Studio di panneggio (pastello su carta 38 x 26, Collezione privata) può essere avvicinato alla contadina in primo piano (cfr Francesco Paolo Michetti. Il cenacolo delle arti tra fotografia e decorazione, catalogo mostra Roma-Francavilla a Mare 1999, Electa Napoli, 1999, p. 136 tav. 11).

Gino D'Alessio

Autore: Francesco Paolo Michetti
Informazioni: olio su tela cm. 37 x 51 - firmato in basso a destra “F.P. Michetti”
Bibliografia:
  • Il valore dei dipinti dell'Ottocento, U. Allemandi Ed. Torino, 1990/91, ripr. b/n pag. 259
  • L'Ottocento napoletano nelle collezioni private, a cura di A.Schettini, Grimaldi Ed. Napoli 1999, tav. LXX
  • L'Ottocento napoletano, dalla veduta alla trasfigurazione del vero, Ed. Gall. Vittoria Colonna, Napoli, 2003, tav. col. n. 39

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