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Il Santuario di Montevergine

“Credo che tutta la pittura che si fa, o si faceva in Italia è in quel senso magro, secco, senza aria; e poi una tavolozza povera col solo giallo d'India, e tutto si faceva col giallo d'India ... io me lo ricordo nell'epoca che studiava da Bonolis: Ora si deve ben dire che tu Filippo, e tu Nicola, siete stati i soli riformatori della buona tavolozza in Napoli pel paesaggio a riguardo del vostro studio e de' vostri viaggi” (Lettera di Francesco Paolo Palizzi al fratello Filippo, riportata in Berardi 1999, p. 20, nota 34).

Il riconoscimento privato che nel 1863 Francesco Paolo Palizzi diede ai fratelli Filippo – a dir la verità a quella data già riconosciuto come maestro assoluto a livello nazionale- e Nicola documenta chiaramente il rinnovamento che la pittura partenopea aveva ormai compiuto sulla scia dei due pittori. Il senso di questa “riforma della tavolozza” può essere ben compreso da un lavoro inedito raffigurante Il Santuario di Montevergine che – pur non firmato come accade di sovente nelle opere del maestro – è da riferire senza esitazioni a Nicola Palizzi. L'improvviso assieparsi di contadini e popolani all'esterno del luogo sacro è raffigurato da un pennellare guizzante e istintivo, mentre la tecnica torna a farsi più descrittiva e attenta nella struttura architettonica  rischiarata da una fresca e tersa atmosfera cristallina. La tavolozza “riformata” fa il resto: rossi, celesti e azzurri accendono la composizione di una vivacità cromatica notevole.

Sono questi i testi pittorici più all'avanguardia di Nicola, pittore che altrimenti sapeva rispondere nelle occasioni ufficiali seguendo pedissequamente i dettami accademici. Sappiamo dalle testimonianze pittoriche di Nicola che l'artista si trovava a frequentare le zone attorno ad Avellino in particolare intorno alla metà degli anni cinquanta, come di evince da Le sorgenti del Serino (Napoli, Accademia di Belle Arti) situata e datata “Montella luglio 29/1854”:

Tuttavia personalmente propongo di spostare la datazione del Santuario di Montevergine ad un momento immediatamente successivo al viaggio a Parigi del 1856. Troppo stretta infatti è la parentela con opere quali Corse ad Agnano e Rivista militare a Campo di Marte, entrambe datate appunto al 1857 e conservate presso la Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli e con Bagni di Diana a Sorrento (Vasto, Pinacoteca Civica). D'altronde  la testimonianza di un'opera del 1856 quale Il Tempio di Vesta a Roma (collezione privata) caratterizzata dalla consueta tavolozza dalle improvvise accensioni cromatiche ma ricomposta in un linguaggio realista più concreto – al pari delle Sorgenti del Serino già citate- ci restituisce in maniera esauriente il senso di rottura compiuto da Nicola grazie all'esperienza parigina che gli permise di affiancare alla peculiare vivacità della tavolozza una singolare libertà tecnica.

Gianluca Berardi

Autore: Nicola Palizzi
Informazioni: Olio su carta riportata su tela cm. 26 x 35 - Collezione privata
Bibliografia:
  • G. Berardi: Lo Studio nuovo di Nicola Palizzi (1820-1870): dalla scuola di Posillipo alle esperienze di Resina”, in “Palizzi del Vasto”, a cura di C. Savastano e G. Di Matteo, Teramo 1999, pp. 12-21.

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