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Concertino sui monti

L'opera, che trova una sua presumibile collocazione cronologica intorno al 1930, propone una scena desueta nella produzione di Raffaello Celommi, oltre le assai frequenti rivisitazioni di marine e pastorali: una coppia di musicisti, presumibilmente improvvisati (dei due campeggia in primo piano il suonatore del mitico “ddubot”), impegnati in una appassionata performance; essi sono  abbigliati in maniera semplice ed  inscritti in un paesaggio montano espresso con una fresca, moderna cifra pittorica.

La tela presenta notevoli somiglianze stilistiche con l'opera denominata “Vecchio con bisaccia” (cfr. L. Strozzieri, L. Braccili, Raffaello Celommi. Originalità di una ricerca, Roseto degli Abruzzi, 1994) di cui replica approssimativamente le stesse dimensioni (cm. 50 x 60). In particolare, oltre alla tematica “sociale”, impressionano la sovrapponibilità della stesura cromatica (riferita segnatamente all'abbigliamento dei personaggi), la risoluzione pittorica delle erbaglie fiorite in primo piano, la morbida declinazione del profilo dei monti sullo sfondo.

Si conferma peraltro , pur nella scelta del tema popolare, l'approccio “positivo” del pittore ai contenuti e alla loro possibile lettura. Viene qui rappresentata la modestia di un momento di vita quotidiana, di cui traspaiono la compostezza ed il piacere semplice dello “stare insieme”; ne è perciò estranea ogni forma di pessimismo e tanto meno il dramma; così come ne viene astratta ogni tentazione di “denuncia sociale”, per usare una espressione sistematicamente applicata alla pittura di Patini.

Già L. Strozzieri annotava (cfr. L. Strozzieri, op. cit.): “Nel tema bucolico e georgico (...) la luce è più “positiva” e contribuisce a stipulare un rapporto con il vero. Ma forse è il caso di ritenere che Celommi non preferiva la verità storica, bensì poetica nella pittura paesaggistica; infatti dovremmo chiederci come mai le rappresentazioni risultano sempre ottimistiche (è forse l'occhio di una concezione borghese amante di una vita tranquilla?), idilliache, come se il lavoro dei campi e quello degli uomini di mare non fossero accompagnati da sacrifici  e persino da tragedie.”

E' probabilmente questo il dato che prevale (ed affascina!) dei “pittori della luce”: la straordinaria capacità di rendere liricamente la concretezza (talora dura) del quotidiano, stemperandone le asprezze in un giusto rapporto con la natura,  per soddisfare così mirabilmente il desiderio di serenità che, travalicando ogni epoca, è da sempre insito nell'animo umano.


Pasquale Del Cimmuto

Autore: Raffaello Celommi
Informazioni: olio su tela cm. 58 x 78 - Firmato e inscritto in basso a sinistra: Raffaello Celommi Roseto degli Abruzzi (Italia) - Collezione privata

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