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Capre in libertà

La tela fu dipinta nel 1868, qualche anno dopo il grande successo riscosso da Palizzi con il capolavoro Dopo il diluvio, ora a Capodimonte [inv. 44 P.S.], allorquando venne con maggior chiarezza a precisarsi l'indirizzo positivista del maestro verso una rappresentazione non gerarchizzata dei molteplici aspetti del vero naturale. Nell'ambito di tale poetica, un ruolo centrale, paradigmatico del metodo di osservazione palizziano, spetta alla produzione animalista, come già non mancavano di cogliere i contemporanei. “Ricorderai – scriveva Vittorio Imbriani  proprio nello stesso 1868 – l'opera indefessa del nostri glorioso ciucciaro, di Filippo Palizzi, per richiamare allo studio del vero, per inculcare la perfetta esecuzione. Com'egli abbia predicato che il soggetto era essenzialmente indifferente, purchè reso con piena chiarezza ed evidenza, che le pretese idee sono superstizione e superfetazione, e che la pittura consiste unicamente nel sentimento e nell'esecuzione” (Vittorio Imbriani, La quinta promotrice (1868), in Idem, Critica d'arte e prose narrative, a cura di Gino Doria, Bari 1937, p. 65).

Nella triplice classificazione del ritratto di animale delineata dal Palizzi - “di proposito”, “occasionale” e “imposto” -l'esemplare in mostra può inscriversi nella seconda categoria, quella per la quale non vi è da parte dell'artista alcuna scelta predeterminata, diversamente, ad esempio, dal Gruppo di capre al vero [Napoli, Galleria dell'Accademia, inv. 630 M], da considerarsi un vero e proprio ritratto in posa, per l'esplicito “proposito” di umana caratterizzazione del soggetto.

Analogo spunto compositivo, ovvero l'irrompere inatteso e incontrollato nella rappresentazione di un gruppo di animali – capre, in questo caso – a turbare la quiete campestre, lega il dipinto in esame alla più nota Predica interrotta del fratello Giuseppe, sempre nelle collezioni dell'accademia napoletana [inv. 1].

 

Fabio Speranza

(da “Michele Cammarano (1835-1920)”, Ed. Galleria d'Arte Vittoria Colonna, Napoli, 2008)

Autore: Filippo Palizzi
Informazioni: olio su tela, cm 49 x 69 - firmato e datato in basso a sinistra “Filip[po] Palizzi 1868” - Collezione privata
Bibliografia:
  • Catalogo Bolaffi della Pittura italiana dell'800, 1, a cura di S. Reberschak, Torino, 1964, p. 326 [ill. a col].
  • Michele Cammarano (1835-1920), Ed. Galleria d'Arte Vittoria Colonna, Napoli, 2008 [ill. a col.].

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