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Biografia - Alicandri

Le notizie biografiche che riguardano Vincenzo Alicandri sono molto poche: nacque a Sulmona il 21 maggio del 1871 da Giuseppe e da Clorinda Vitto, conseguì la Licenza Tecnica nel 1888, con ottimi voti.

Abbiamo appreso di recente che nel 1943 si trasferì come sfollato a Caraglio (CN), dove aprì uno studio da pittore e dove tenne a bottega Piero Lerda (Caraglio 1927-Torino 2007) che presso di lui prese dimestichezza con le tecniche artistiche, come ha rivelato l’artista piemontese in alcune interviste pubblicate in occasione della retrospettiva che gli è stata dedicata nel 2010.

Trascorse gli ultimi anni a Torino, dove morì l’8 Giugno del 1955.

Altrettanto scarse sono le notizie relative alla sua formazione: perciò dal punto di vista storico critico possiamo ritenere di avere di fronte un pittore inedito.

Sappiamo che «… compì studi artistici a Roma ed a Napoli, dove fu allievo di Domenico Morelli. …. Valente artista, appassionato riproduttore del paesaggio abruzzese, visse a Castellammare adriatico. Rappresentò più volte il fiume Pescara, cogliendo diversi aspetti del suo corso nelle varie stagioni, specialmente in Autunno.» (Di Tizio).

È noto il legame di amicizia con Basilio Cascella, consolidato grazie anche alla condivisione di idee e di progetti, tanto da sfociare in un sodalizio di natura artistica e imprenditoriale, documentato nell’ultimo decennio del secolo e che si concretizzò nell’apertura dello stabilimento litografico di Pescara, attuale sede del Museo Civico Cascella.

A questo periodo risale un’intensa attività grafica, soprattutto di materiale pubblicitario e cartoline illustrate, come pure la partecipazione alla creazione della raffinata rivista d’arte e letteratura«L’Illustrazione Abruzzese».

La tecnica di esecuzione di questi prodotti era la cromolitografia, evoluzione della stampa litografica che, sebbene raffinata e complessa, tuttavia all’epoca era poco considerata e ritenuta un’arte minore, non all’altezza delle altre, come d’altro canto lo era la fotografia.

In realtà le tavole realizzate da Cascella e da Alicandri per «L’Illustrazione Abruzzese», curata personalmente dal primo, erano prodotti di pregio e di elevata qualità tecnica, tanto da rappresentare ancora oggi, insieme alle serie di cartoline stampate, la più importante e rara testimonianza della litografia abruzzese.      

I primi esemplari del Sulmonese per la rivista risalgono al 1899, mentre sin dal 1897 si era dedicato alle stampe per «Il Natale abruzzese». Nel 1904 ne eseguì due anche per «Pescara e Gabriele d’Annunzio», La Casadel Poetae Addiaccio di armenti sul Pescara.

La sua pittura mostra inizialmente dei tratti romantici, espressione di un’intima partecipazione ai soggetti rappresentati, come per esempio il cosiddetto Parlatorio delle monache del 1893.

Riguardo invece alle opere successive, dipinti ad olio su tela e dipinti murali a tempera, molto poche in verità, esse risentono inevitabilmente della lezione dei contemporanei abruzzesi di formazione napoletana, primo fra tutti Patini ma anche Alfonso Rossetti, pure sulmonese e suo amico di sempre (Nella strada, 1955), ed in particolare alcune di esse si attardano ancora sulla tavolozza accesa di Michetti (Paesaggio con veduta di Sulmona del 1950; Monte Bianco del1951). 

Nota è anche la sua attività di cartellonista, documentata sicuramente a partire dal 1920.

I manifesti di Alicandri sono dei travel posters, come si chiamano nel moderno linguaggio pubblicitario, e sono da inquadrare nel contesto della grafica di propaganda del Ventennio fascista, incentivata dal Regime quale mezzo di comunicazione per promuovere una nuova immagine dell'Italia. Dal segno netto e dalla tavolozza sempre vivace, essi hanno lo scopo di incuriosire e di richiamare l’attenzione della gente sui luoghi di villeggiatura reclamizzati, risultando gradevoli ed innovativi, più moderni dal punto di vista creativo rispetto alla produzione pittorica che conosciamo.

Quelli sino ad ora rintracciati, tra cui ricordiamo Abruzzo (1920 o 1926), Paestum (1925), San Remo (1926), risalgono tutti agli anni 1920-1930 e gli furono commissionati dall’Ente Nazionale per il Soggiorno ed il Turismo.

Nel 1932 Alicandri fu chiamato a dipingere la volta della Sala del Consiglio nell’attuale sede dell’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo, ad Avezzano (AQ), già Palazzo Torlonia, con scene illustranti la Bonifica del Fucino. Forse nello stesso periodo decorò anche il soffitto della Chiesa di Sant’Eustachio a Campo di Giove con una veduta della Majella.

Sull’esempio del ciclo avezzanese, nel 1934, a Sulmona eseguì le tempere murali del salone del cinquecentesco Palazzo Liberati, noto anche come Palazzo Meliorati, su commissione della locale Banca Agricola che vi era all’epoca insediata. Il tema riguardava le attività agricole ed artigianali del territorio direttamente collegate agli interessi dell’istituto bancario: la produzione vitivinicola (Vendemmia), l’industria confettiera (Lavorazione dei confetti) la produzione del grano (Mietitura), la lavorazione del merletto al tombolo (Ricamo al tombolo).

Poche sono le notizie sugli anni trascorsi a Torino.

Anche nel capoluogo piemontese ebbe probabilmente uno studio, frequentato da studenti e da giovani pittori e sempre lì si pensa abbia consolidato l’attività di cartellonista, già intrapresa a Roma con successo.

Probabilmente non interruppe mai i legami con Sulmona, se fu lui a donare personalmente alla città natale le due opere degli ultimi anni della sua vita, Paesaggio con veduta di Sulmona e Monte Bianco.


Enrichetta Santilli

Fotografia:

Date: Sulmona 1871 - Torino 1955

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