Tito Pellicciotti Previous

Nella stalla

Il dipinto che presentiamo prende compendiariamente a riferimento la gran parte delle note considerazioni tematiche e stilistiche espresse sul pittore di Barisciano assieme ad altre, più specifiche annotazioni di merito.

Preliminarmente ne risaltano l'alta qualità del costrutto sintattico disteso su un'ampia superficie pittorica,  la fascinosa, scintillante resa cromatica (segnatamente degli oggetti in primo piano, assemblati quasi in una sorta di particolare “natura morta”), la calda e tenera “espressione umanizzante” circonfusa sui domestici compagni di stalla (“... i tipici asinelli..., le ben toccate galline...”), la cura minuziosa del particolare, il delicato equilibrio nella campitura dei soggetti animati e non, in un riuscito gioco di giustapposizioni e di rimandi. Il tutto a confermare di fatto, in uno con G.L. Marini, l'ingiustizia dell'ostracismo comminato al pittore dalla critica “colta” del suo tempo (“... ignorato dalle storie dell'arte del XIX secolo e dimenticato, o quasi, dai dizionari e dai repertori pittorici ...” ).

Nella specificità la tela risulta di un equilibrio compositivo magistrale, di assoluta omogeneità sintattica; particolarmente leggibile e nitida finanche negli spazi interstiziali, di sfondo e di contorno, a differenza di quanto offerto in molte altre prove dallo stesso Autore con una sorta di “non finito”, rifacendo in questo il verso in un certo senso all'illustre amico e conterraneo Francesco Paolo Michetti. E delle tematiche michettiane, in parte consimili seppure espresse dal pittore di Tocco da Casauria con un costante “fremito di fiera tristezza”,  Pellicciotti propone per sua parte una più personale interpretazione sospesa fra la “spiritosa bonomia che intreccia storielle sempre uguali e sempre gradevoli” (G.L: Marini) e la “carica di trepida e domestica poesia” (C. Savastano).

Considerazioni di analoga specificità attengono le dimensioni cospicue, non usuali del dipinto, sfatando così un altro luogo comune di Pellicciotti, quello cioè di saper comporre quasi esclusivamente “piccoli quadretti di genere”.

L'opera in oggetto è, vuoi per la qualità che per le dimensioni, fra le più celebrate e rappresentate del maestro di Barisciano, tanto da risultare antologizzata da due fra i critici che maggiormente apprezzarono le doti del Nostro: Don Riccardo e Gian Luigi Marini, il quale ultimo la ridenomina più precisamente “Un angolo della stalla”, in una selezione monografica di quaranta quadri dell'Artista.

 

Pasquale Del Cimmuto

Autore: Tito Pellicciotti
Informazioni: olio su tela cm 55 x 89 - firmato in basso a sinistra: Pellicciotti
Bibliografia:
  • Don Riccardo: Artevalore napoletano. Ottocento e Novecento, Editorialtipo, Roma, 1973, ripr. b.n. pag. 283.
  • Marini G.L.: Tito Pellicciotti, Ed. Galleria Urbani, Milano 1981, ripr. b.n. Tav. 36.

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