Raffaello Celommi Previous

Idillio campestre

Il tema agreste e bucolico è uno dei più cari e frequentati  di tutta la tradizione pittorica abruzzese ottocentesca,  ed è qui modulato al solito con accenti espressivi di straordinaria freschezza ed efficacia narrativa, secondo la tradizione dei Celommi.

In uno scorcio di natura ridente e niente affatto selvaggia ma accogliente e provvida di ombre e di erba si intrecciano il sorriso e lo sguardo innocente di un pastorello, sdraiato in posa estatica a guardia del suo minuscolo gregge ed il canto di due giovani villanelle , la cui giustapposizione ed espressione richiamano con imbarazzante fedeltà alcune fra le opere più note dello sculture chietino  Costantino Barbella (Chieti 1852 – Roma 1925), replicate più volte dall'artista nella terracotta e nel bronzo: tali “Armonia” (cfr. A. Lancellotti, Costantino Barbella, Palombi Ed. Roma, 1934, pag. 145) e soprattutto la celeberrima “Canto d'amore” (cfr. A. Lancellotti, op. cit. Tav. V).  Proprio a proposito di quest'ultima opera Giovanni Duprè (citato dallo stesso Lancellotti) scrive: “Sono tre giovanette  che cantano e camminano e si tengono quasi abbracciate, vestono una foggia di abito ricco bizzarro dei monti abruzzesi, e quest'abito su quei corpi così giovani e così belli, flessuosi e vivi pel movimento del camminare e la gioia che spira dai loro visi per la grazia e la virtù del canto, formano un insieme amabilmente gentile che si guarda con sempre nuovo piacere. Ivi sparisce la piccolezza delle figure e la materia sulla quale son fatte e par di sentire il canto, e l'alito e la gioia di quelle care fanciulle ...” E il commento del Duprè può essere generosamente esteso a questo dipinto di Raffaello Celommi, il quale sicuramente ha avuto a riferimento Barbella (così come al padre Pasquale non fu estranea la lezione michettiana dello “Sposalizio abruzzese” per il suo “Matrimonio in Abruzzo”).

L'opera presente può  essere riferita al decennio compreso fra gli anni '30 e '40 che corrisponde a quello di più intensa produzione artistica del pittore ma soprattutto di maggiore compendio espressivo oltre che di assodata tecnica compositiva.

E' interessante, e proprio dello studio “evoluto” del  pittore, il confronto della duplice tessitura espressiva relativa alle figure, tratteggiate con un approccio analitico e fortemente descrittivo, e l'atmosfera naturistica di sfondo (alberi, erbaglie e lo stesso profilo montano dell'orizzonte) resi invece con un fare pittorico più informale, dinamico ed  espressivo, tratto peraltro costante nella narrazione bucolica di Raffaelo Celommi. Il tutto può per qualche verso proporre, seppure solo concettualmente, analogie michettiane ove l'artista di Tocco applicava efficacemente in larghe campiture della tela la cosiddetta tecnica del “non finito”.

L'atmosfera cromatica e luministica è quella della “Scuola Celommi”: rispetto alla abbagliante luminosità delle marine prevale qui piuttosto una luce tenera (“positiva” per dirla con Leo Strozzieri) che dal cielo riverbera sui verdi  e sulle terre dello sfondo, espressi in forma sapientemente degradante e comunque del tutto omogenea.

La pagina pittorica, nella grande tradizione  celommiana, offre al lettore una straordinaria sensazione di serenità ove dell'ambiente bucolico e pastorale rende arcadicamente solo il messaggio idilliaco ignorandone, nell'accesso lirico, la componente materiale, che fa riferimento  alla fatica, alla sofferenza e talora al dramma.


Pasquale Del Cimmuto

Autore: Raffaello Celommi
Informazioni: olio su tela cm.50x80 - firmato in basso a sinistra “Raffaello Celommi” - Collezione privata

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