Pasquale Celommi Previous

Pastorella col gregge

Il dipinto in esame, riferibile con certezza ad un periodo compreso fra il 1910 e il 1920, propone in evidente compiacimento uno dei temi cari all'iconologia pittorica dell'Ottocento abruzzese: la pastorella.

Si deve al più celebre conterraneo e coetaneo Francesco Paolo Michetti la ripetuta visitazione del soggetto, in un'operazione talora abusata, forse stereotipa, sicuramente mercantile. L'artista di Tocco ne offre altresì una sorta di decantazione, codificandone per così dire i limiti, tematici ed estetici, in innumerevoli repliche , esplorandone e “valorizzandone” tutti i possibili aspetti esteriori, soprattutto i più accattivanti (si veda fra tutto il reiterato disegno e il panneggio del grembiule della fanciulla), anche al fine di compiacere la ricca committenza internazionale dei celebri mercanti Goupil e Reutlinger.

Pasquale Celommi per parte sua propone il tema assai più di rado (preferendo sicuramente quello delle nitide “marine”) ma lo fa indubbiamente mediando nel soggetto eguale resa emotiva.

Questa Pastorella col gregge, senza essere fra le tele più celebrate del Nostro, è comunque un bell'esempio di grazia e freschezza espressiva. La fanciulla è ritratta in primo piano nella posa classica e un po' compassata di chi si schernisce ma vuole anche farsi notare, il capo lievemente reclinato e il sorriso innocente; stringe fra le mani (in posa decisamente “michettiana”) una verga che è il suo piccolo simbolo di comando; i piedi nudi, rappresentati con grande maestria posano su un gradevole, variopinto tappeto di erbaglie con sullo sfondo un quarto dell'amata marina che chiude serenamente l'orizzonte e tre quarti di verde boscaglia. L'atmosfera di insieme è quasi incantata: il sigillo è affidato ad un cielo terso seppure algido nei toni, con il piccolo gregge che bruca tranquillo ed estraneo alla “posa” della protagonista.
L'abbigliamento della fanciulla è quello più tipico dell'epopea femminile celommiana, ricco di bordure e di ori e forse fin troppo raffinato per quell'ufficio; esso è comunque da intendere quasi “decontestualizzato”, se vogliamo in forma di citazione documentaristica, se non proprio di compiacimento rappresentativo, considerata anche la committenza estera, quasi certamente riferibile al mercato nord europeo.

A tal riguardo scrive Luisa Martorelli : “Dal 1900 in poi... la maggiore aspirazione per un artista era riuscire ad avere la garanzia di un contratto fruttuoso con acquirenti fissi... - così Celommi stabilì un contratto sicuro con la società dei fratelli d'Atri... e ... il Sig. Joseph Winterstain di Vienna per il quale nel 1911 eseguiva sedici quadri di cospicuo valore. ...Nel 1914, il mercato delle tele del Celommi si estende anche in Europa: il Sig. Beckerans, con succursali a Monaco e a Berlino, aveva comperato Pesca abbondante e Addio; Ernest Wernick di Monaco ed un acquirente americano erano in affari con l'artista di Roseto...” (L. Martorelli, 1986).

L'analisi stilistica conforta la collocazione temporale dell'opera. Il pittore, superate in qualche modo alcune urgenze di linearità espressiva e nitore, propone un disegno meno esplicito ed alquanto più moderno, con una tavolozza ricca e accattivante che sul tappeto erboso in primo piano si vale di una generosa imprimitura di materia pittorica ripartita quasi “a macchia” in una congerie cromatica di grande effetto.


Pasquale Del Cimmuto

Autore: Pasquale Celommi
Informazioni: olio su tela, cm. 39 x 61, firmato in basso a destra PCelommi - Collezione privata
Bibliografia:
  • Pasquale Celommi 1851-1928, Mostra retrospettiva, Museo “Villa Urania”, Pescara, 28 giugno-19 ottobre 2008. Catalogo a cura di G. Calisti.

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