Oreste Recchione Previous

Lungo il corso dell'Aventino

L'opera, inedita fino alla pubblicazione nel Catalogo della Mostra Gente d'Abruzzo. Verismo sociale nella pittura abruzzese del XIX secolo tenutasi ad Assisi nel 2010 (ove a pagina 31 la didascalia fa riferimento però ad un altro soggetto) e all'esposizione di Chieti dell'anno successivo nell'ambito della rassegna Sulle tracce dell'Ottocento in terra d'Abruzzo. Pittori attraverso un secolo curata da Isabella Valente, in cui veniva proposta con la denominazione connotativa “Lungo il corso dell'Aventino” su precisa indicazione dello stesso Savastano, offre una sintesi mirabile della pittura di Oreste Reccchione, tanto per il dettato tematico (rocce, acqua, alberi) quanto per la sua espressione formale.
L'opera non è firmata (come la quasi totalità dei dipinti di Recchione) né tanto meno datata ma è verosimile collocarla, stanti gli aspetti compositivi e cromatici, nel periodo di piena maturità dell'Artista, cioè dopo il 1880.

E' pittura di paesaggio con presa “dal vero” (seppure talora “liberamente reinterpretata” sulla base di appunti), così come indicato dai nuovi dettami della libera scuola di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, a cui il Palenese aderì con entusiasmo (dopo uno scontato esordio con soggetti storici, alla stregua del conterraneo e amico Patini) avendone un buon riscontro di critica tanto da meritarsi dallo stesso Morelli la lusinghiera definizione di “...uno dei più forti paesisti” (cfr. M. Ricciardi nel settimanale Fortunio del 2 dicembre 1888).
Nella fattispecie l'opera presenta, oltre ad una notevole qualità pittorica, affinità tematiche e stilistiche evidenti con quelle più celebrate della produzione “paesaggistica” di Recchione.
De l' Avvicinarsi della tempesta (olio su tela cm. 65 x 80, raffigurata in R. Colantonio, “Oreste Recchione” in “Gente d'Abruzzo”, 2007 a pag. 328, seppure con il titolo erroneo di Le rive del Sangro all'appressarsi del temporale)  l'opera presente declina il verso fresco ed espressivo delle “cascatelle” in cui si frantuma il più ampio corso del fiume (non immemore peraltro nell'interpretazione stilistica della lezione di Nicola  Palizzi -cfr. La cascata di Terni del 1858 in G. Di Matteo et al., 1999-), nonché il complesso agglomerato roccioso proposto in primo piano (tema caro a molti, da Smargiassi a Patini passando per Nicola e Giuseppe Palizzi) e il motivo ricorrente e dominante dell'albero più o meno centrale nella campitura, verdeggiante come in questo caso o secco, a direzione variamente obliqua ma sempre con forte espressione dicotomica.
Una sera d'autunno fra i monti d'Abruzzo, licenziata dal pittore nel 1881 e attualmente conservata nel Museo di Capodimonte, ripropone l'immagine del grande albero in primo piano con una stesura disegnativa quasi smargiassiana (cfr. del pittore vastese Paesaggio, Napoli, Gall. Accademia Belle Arti; Veduta nei dintorni di Caserta , Napoli, Museo S. Martino) soprattutto nel contorcersi del tronco; per certi versi sembra addirittura riecheggiare talune prove di Giuseppe Palizzi (cfr. Albero, in Museo Civico di  Vasto).
Il tema dell'albero peraltro è talmente caro all'A. al punto  da costituire davvero una sorta di “dominante” in numerose opere: tali Quercia (Tav. XIII/1), Piccolo querceto (Tav. XIII/2), Taglio di alberi (Tav. XXV/2), Bosco con ramo fiorito (Tav. XXVII/2), Figura sotto l'albero (Tav. XXVIII/1), Capre nel bosco (Tav. XXX/2), L'angolo delle zucche (Tav. XL/2), Tramonto fra gli alberi (Tav. IL/1), Alberi sul fiume (Tav. IL/2)  avendo per riferimento didascalico il saggio Oreste Recchione poeta della natura di C. Savastano (1996).         
Un respiro disegnativo largo e compiuto è quello dell'opera La Majella dal Cerreto (nota altresì come Casolare sotto la montagnao anche Pastorello sotto il Monte Coccia) in cui oltre la buona assonanza cromatica compare, nella casa sullo sfondo, un elemento architettonico quasi sovrapponibile a quello dell'opera in oggetto.

Un altro elemento tipico del “paesaggismo” di Recchione, presente nel dipinto in oggetto, è dato dall'interpolazione minimale, quasi una sorta di utile parametro dimensionale nei piani lunghi, di figure umane appena tratteggiate, pastorelli o in questo caso  mietitori, che punteggiano appena l'ampia digressione naturistica dell'insieme in assoluta complementarietà.
Il tutto si include, per la grande godibilità del dipinto, in un insieme pittorico estremamente equilibrato nei piani prospettici, volutamente compendiario nelle definizioni stilistiche e felice per gli esiti cromatici a conformare il nostro al giudizio del Morelli sulla straordinarietà del pittore palenese nella pittura di paesaggio.

Pasquale Del Cimmuto

Autore: Oreste Recchione
Informazioni: olio su tela cm 76 x 62 - Collezione privata
Bibliografia:
  • Silvan P. (a cura di): Gente d'Abruzzo. Verismo Sociale nella Pittura abruzzese del XIX secolo, Cat. Mostra Assisi, 20 giugno – 12 settembre 2010, Ed. Scienze e Lettere, Roma,  2010, p. 31.
  • Valente I. (a cura di): Sulle tracce dell'Ottocento in terra d'Abruzzo. Pittori attraverso un secolo, Cat. Mostra Camera Commercio  Chieti , 10-30 luglio 2011, Ed. Associazione Culturale Trifoglio Chieti, pp. 12, 50.
Esposizioni:
  • Sulle tracce dell'Ottocento in terra d'Abruzzo. Pittori attraverso un secolo, a cura di I. Valente, Chieti, a cura di Ass. Culturale Trifoglio, Camera di Commercio, 10-30 luglio 2011.

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