Giuseppe Palizzi Previous

Biografia - G. Palizzi

Nasce a Lanciano, “nella provincia dell'Abruzzo chietino” il 19 marzo 1812 da Antonio, originario di quella città, e Doralice Del Greco, primo di otto figli, quattro dei quali destinati a farsi strada nel campo della pittura. Dopo alcuni mesi la coppia si sposta a Vasto ove stabilisce residenza definitiva, il capofamiglia esercitandovi attività di avvocatura e pubblici uffici.

Fin da piccolo Giuseppe manifesta la sua naturale inclinazione per le arti in ispecie la pittura e nel 1835 abbandona gli studi di Giurisprudenza per intraprendere, superate le prime resistenze del genitore, quelli artistici. Il padre stesso, il 9 aprile dello stesso anno, riesce ad ottenere che il Ministro di Stato per gli Affari interni, tale Santangelo, sottoscriva una lettera di segnalazione del giovane per l'ammissione al Real Istituto di Belle Arti di Napoli.

Giuseppe si trasferisce quindi nella città partenopea ove segue i corsi accademici di Anton Van Pitloo, non disdegnando la contemporanea frequentazione di Fergola e di altri esponenti della Scuola di Posillipo.

Nel 1837 partecipa alla Biennale Borbonica con l'opera Veduta della collina di Camaldoli e del lago di Agnano conquistando la medaglia d'argento di prima classe e soprattutto il premio acquisto della Casa Reale.

Nel novembre dello stesso anno viene raggiunto a Napoli dal fratello Filippo, animato dai suoi stessi intendimenti artistici.

Nel 1838 dipinge L'angelus della sera attualmente conservato nella Pinacoteca civica della città di Vasto. L'anno successivo, alla Biennale Borbonica, presenta fuori concorso il dipinto La Maremma o Pia de' Tolomei, desunto da una novella del Sestini. L'opera, di impronta storico-romantica, già acquisita nelle collezioni d'arte del Duca di Terranova e lodata dal Morelli per “l'intonazione malinconica, triste, che attirava a lungo lo sguardo”, risulta oggi dispersa. Di analogo filone, quello del “paesaggio storico” sono le opere presentate nel 1841 alla Esposizione Borbonica: Il sogno di Caino fratricida, conservata nella Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, e il Tasso che incontra il brigante Marco Sciarra, attualmente alla Prefettura di Napoli e acquistato all'epoca dal Re insieme a Paesaggio con casa rustica (Napoli, Museo di Capodimonte).

Nell'aprile del 1844, “sconfortato per la guerra che alcuni professori dell'Istituto di Belle arti gli avevano dichiarato gelosi della indipendenza del suo giovane ingegno...” “... si decide di partire per Parigi..” seguendo l'esempio di illustri colleghi quali Carelli, Smargiassi e De Francesco. In Francia si stabilisce nel villaggio di Barbizon, nei pressi di Parigi ove nel giugno di quello stesso anno lo raggiunge la ferale notizia della prematura scomparsa della sorella Filippina.

Senza stabilire una residenza fissa e definitiva il Nostro fa la spola fra Barbizon e il villaggio di Passy, nei pressi della foresta di Fontainebleau (che diverrà il soggetto preferito di numerose sue tele). Frequenta soprattutto lo studio di Costant Troyon e degli altri  esponenti della cosiddetta Scuola di Barbizon (Rousseau, Duprè, Chiutrenil, Daubigny).

L'anno seguente licenzia la prima importante opera del periodo “francese”, l' Accampamento degli zingari (Firenze, Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti) in cui si colgono evidenti i segni di un importante aggiornamento stilistico (cfr. Picone, 1990).

Sempre nel 1845, prima dell'inizio della primavera,  compie una visita lampo in Italia per confortare i genitori della perdita dell'amata sorella Filippina.

Dalla Francia intrattiene un ricco contatto epistolare col fratello Filippo che prega fra l'altro di inviargli degli studi di  animali  a cui ispirarsi (“ho pregato...volermi far copiare la tua vacca, che mi servirà nel mio gran quadro...”).

L'anno 1848 è presente al Salon parigino con tre opere (La Vallée des Chevreuse, La Vallée de Gragnano e Patre Gardant ses chèvres) ottenendo la medaglia d'oro. Il suo stile è fortemente permeato ed arricchito degli influssi della pittura francese del tempo.

Nel 1852 è nuovamente presente al Salon con l'opera Printemps, acquistata dal Museo del Louvre (e attualmente conservata al Museo d'Orsay di Parigi).

Il 1854 è l'anno del rientro a Napoli. Vi soggiorna circa un anno ed esegue alcune opere importanti: Scavi di Pompei (in Collezione Portolano) e il Falegname (Napoli, Galleria dell'Accademia di Belle Arti). Tornato a Parigi esegue La Vendage, Vaches a l'abrevoir  e soprattutto Charbonnaire dans la foret de Fontainebleau in cui affronta la tematica del duro lavoro dei fabbricatori di carbone.

Rientrato in Francia,  riceve la visita del fratello Nicola, che è suo ospite per tutta la durata del suo soggiorno transalpino.

Nel 1856 dipinge Donne con fascine (Napoli, Galleria dell'Accademia di Belle Arti), un'opera interessante per alcuni contenuti di tematica “sociale” (che influenzeranno poi Cammarano e Patini -cfr. Savastano, 1990-). Torna poi nuovamente in Italia soggiornando a Roma e Napoli.

L'anno successivo è raggiunto in Francia anche da Francesco Paolo (che vi rimarrà fino al 1870).

Nel 1860 viene nominato da Francesco II di Borbone Socio corrispondente della Reale Accademia di Belle Arti di Napoli. L'anno dopo, compiutasi l'unità d'Italia, è Vittorio Emanuele II a conferirgli la Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Nel 1863 dipinge Bosco (attualmente nel Civico Museo di Baranello), nel 1866 Retournes de chèvres e Approche de l'Orange (Marsiglia, Museo des Beaux Arts). Rientra quindi nuovamente in Italia fermandosi a lungo in Firenze.

Nel 1867 espone a Parigi il Piccolo Penny, opera fondamentale del suo linguaggio stilistico che prelude, vieppiù nelle prove successive,  ad una trasformazione “..., verso criteri e modi sostanzialmente nuovi nel rappresentare e filtrare le sensazioni in lui generate da quelle medesime componenti della realtà circostante ricorrendo ad una stesura più sommaria e sintetica della pagina pittorica e mutando talvolta persino il registro della sua tavolozza...” (Savastano, 1999).

E' presente al Salon del 1868 con le opere Paysage avec chèvres e La vue de Naples; a quello del 18969 con Les Chardons, Moutons qui vont aux champs e Les deux chèvres.

Nel 1870 realizza uno dei suoi dipinti più famosi e celebrati, Autoritratto nel bosco di Fontainbleu oggi presente nella Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il 26 settembre del 1870 muore a Napoli il fratello Nicola e, a meno di sei mesi di distanza, il 16 marzo del 1871 l'altro fratello Francesco Paolo.

Il periodo che ne segue è caratterizzato da una assidua presenza alle esposizioni dei Salon parigini. Nel 1872 presenta Debordage de Fagots dans les mains du loing e Souvenir des landes; nel 1873 Bufali nella campagna di Paestum (esposto al Salon Beries ed acquistato per il Museo Fabregat della stessa città di Beries); nel 1874 La foret de Fontainebleau (celeberrima e conservata attualmente nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma); nel 1875 Un Patre italien descend de la montagne conduisant ses moutons; nel 1876 Le retour de la foire, Italie près  du Mont Cassin e La route de St. Germain; nel 1877 Anes en foret, Vaches au paturage ed Animaux qui descendent une montaigne des Abruzzes; nel 1878 Pluie battante (L'Averse ?), Anes et aniers, Foret de Fontainebleau e L'hiver; nel 1879 I guaglioni (o Les Camins a Castellammare, près Naples), Haute fatale ed En Octobre; nel 1880 Portrait de chien e la Petit gardeuse de chèvres dans les Abruzzes; nel 1881 Le bourriquet e La broute; nel 1882 A l'entrèe d'une clarier auverche ed Effet de neige; nel 1883 Intérieur de bergerie; nel 1884 Le paturare; nel 1885 Le soir e Dans le montagne; nel 1886 La mer vert e Foret de Fontainebleau; nel 1887 Le lancer d'une relais de chienes.

Muore il 31 dicembre del 1888 a Passy.


Pasquale Del Cimmuto

 

 

 

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