Carlo Patrignani Previous

Biografia - Patrignani

Figlio di Giacomo e Domenica Vittorini, Carlo Patrignani nasce a L'Aquila il 31 dicembre del 1869.

La storia della sua infanzia è connotata, al solito, da una precoce manifestazione delle sue inclinazioni artistiche subito assecondata dalla famiglia che ne avvia l'apprendistato e il perfezionamento, nella stessa città natale, sotto la guida di Teofilo Patini. Diviene in breve tempo l'allievo prediletto del maestro che lo vuole accanto a sè nella didattica della Scuola di decorazione pratica, ospitata a L'Aquila nel Palazzo Berardi.

Affianca quindi, a partire dalla fine degli anni 90,  il maestro sangrino in numerose commissioni pubbliche finanche a succedergli per un breve periodo dopo la sua morte, nella cattedra della Scuola serale di arti e mestieri, sempre a L'Aquila (ove il Patini é stato direttore  artistico ed insegnante di pittura dal 1882).

Nel 1888 espone a Torino alcuni studi decorativi che gli valgono una medaglia d'argento.

Nel 1900 vince il primo premio alla Mostra d'arte decorativa a L'Aquila.

All'incirca nello stesso periodo (1901-02) collabora in maniera sostanziale col Patini nella trasposizione ideativa e per la gran parte della stessa realizzazione pratica di quattro imponenti pale d'altare commissionate al Patini stesso (a quel tempo gravemente invalidato) per la Chiesa di Santa  Maria de' Raccomandati in San Demetrio ne' Vestini: Anime del Purgatorio, Immacolata Concezione e Santi, San Carlo Borromeo comunica gli appestati e Angelo custode (opera quest'ultima ove risulta più evidente la mano del giovane Patrignani).

Collabora, insieme soprattutto ad Amedeo Tedeschi (altro allievo di Patini), alla realizzazione di un importante gruppo di dipinti per la chiesa di Santa Maria della Libera a Pratola Peligna ed in particolare alla pala d'altare nota come Guarigione miracolosa per intercessione della Vergine.

Contemporaneamente e successivamente assume ulteriori commissioni nella città natale: tali le decorazioni sul soffitto dell'Archivio Diocesano nel palazzo vescovile (1900), l' Allegoria della pietà nell'atrio dell'Ospedale San Salvatore (1902);  la decorazione della Sala Verde nel Convitto Nazionale D. Cotugno (1903-05); l' Allegoria della cultura nel soffitto dello scalone della Biblioteca Provinciale S. Tommasi (1905). 

All'incirca in questo stesso periodo (1905-07) l'Artista produce a bottega altre opere significative. Si ricordano fra le altre Angeli per la Chiesa di San Pietro a Coppito (attualmente del fondo del Museo d'Abruzzo in momentaneo affidamento al Tribunale dei Minori de L'Aquila); La Sonnambula (1907) di ubicazione ignota; Esodo (permeato di reminiscenze patiniane legate ai temi sociali) e Festa di San Domenico a Cocullo (di evidente contaminazione ispirativa michettiana).

E' del 1914 (o 1912?)  l'ampia e complessa stesura decorativa della Sala Rossa del Teatro Comunale dell'Aquila ove l'evidente formulazione allegorica è resa felicemente con accenni liberty, manifestando una “... maniera nuova legata al mutamento dei gusti e ai nascenti aneliti culturali” (cfr. M. Minati, 2010).

A L'Aquila, ove vive in una casa a Piazza Santa Giusta, sposa Marianna Speranza da cui ha quattro figli, Leonida, Tancredi, Ebe e Teofilo (così chiamato in memoria evidente del rimpianto maestro Patini).

A seguito e causa del terribile sisma della Marsica del 1915 abbandona L'Aquila e si rifugia con la famiglia dapprima a Francavilla a Mare presso l'amico pittore Francesco Paolo Michetti, quindi a Cattolica ove lavorerà “... per oltre un trentennio, concentrandosi soprattutto sulla pittura da cavalletto”. (cfr. A. Bernucci, 2000).

Negli anni '20 è impegnato nel risanamento del Castello di Gradara con la direzione dell'ingegner Zanvettori (allora proprietario del bene) e dell'architetto Gustavo Giovannoni.

Nel 1920 espone, alla Prima Mostra d'Arte di San Marino, venti opere di paesaggi e temi sociali (tra cui la tela  nota come  Emigranti abruzzesi, in cui riemerge la lezione patiniana).

Negli anni immediatamente successivi è impegnato nella realizzazione del sipario e del soffitto del Teatro Zacconi di Cattolica e nelle decorazioni della chiesa parrocchiale di Gatteo, per la quale esegue forse anche alcuni dipinti.

Nel 1929 e nel 1935 partecipa alla Mostra d'arte di Cattolica allestita nelle sale del locale Kursaal.

Durante gli anni della seconda Guerra Mondiale, dal 1942 al 1945, si trasferisce a Pescara, presso uno dei figli. Qui l'Artista dà spazio alla sua vena intimistica realizzando pregevoli ancorchè “malinconici” ritratti di famigliari.

Tornato infine a Carpegna, viene colpito da un malore all'uscita del seggio elettorale il 18 aprile 1948 e muore il giorno seguente.

Nel 2000 il Comune di Cattolica rende omaggio a Carlo Patrignani con una Mostra postuma curata da Annamaria  Bernucci che ripropone opere prodotte in Romagna nelle quali l'Artista si mostra “... pienamente sensibile ed ormai decisamente aperto alla evoluzione del linguaggio ed ai principi estetici novecenteschi” (cfr. C. Savastano,  2007).


Pasquale Del Cimmuto

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