Amedeo Tedeschi Previous

Biografia - Tedeschi

Allievo prediletto di Teofilo Patini, verista e naturalista agli esordi, sviluppò ben presto un linguaggio autonomo che divenne espressione e sintesi delle nuove tendenze artistiche europee.

Poche sono le opere di Amedeo Tedeschi sino ad oggi rintracciate e poco sapremmo di lui se non ci fossero pervenute quelle di soggetto sacro, preservate dagli edifici di culto.

Apparteneva ad una famiglia agiata e liberale, il padre Giustino era notaio e la madre, Angelina De Marinis, proveniva da una delle famiglie più in vista del luogo. Poichè non desiderava intraprendere la professione paterna, Amedeo chiese ed ottenne dai genitori di dedicarsi agli studi artistici.

Dopo aver frequentato a L’Aquila la Scuola di Arti e Mestieri diretta da Teofilo Patini, si trasferì a Napoli per seguire i corsi dell'Accademia di Belle Arti sotto la guida di Domenico Morelli e di Antonio Mancini, pittori che insieme con i Palizzi dominavano la scena aristica partenopea. Ma soprattutto frequentò con assiduità ed a lungo lo studio aquilano di Patini, dove conobbe Alfonso Rossetti e Carlo Patrignani, con il quale strinse una fraterna amicizia (Savastano)

Completati e firmati insieme con Patini gli Evangelisti dei pennacchi del Santuario di Pratola Peligna (1900), realizzò da solo le grandi tempere della volta della navata centrale illustranti alcuni episodi della vita della Vergine (1902).

Affrontò quindi da solo l’impegnativa decorazione delle volte della Cattedrale di San Panfilo a Sulmona (1906).

Prima della chiamata alle armi nel primo conflitto mondiale, Amedeo Tedeschi insegnò in alcuni istituti aquilani ed all’Accademia di Belle Arti della stessa città, fino a quando, reduce dalla guerra, si trasferì nel Settentrione, dedicandosi all’insegnamento presso l’Accademia di Torino e poi di Venezia, dove conobbe Beppe Ciardi ed Ettore Tito che inevitabilmente ne influenzarono la successiva produzione artistica.

A Venezia si dedicò quasi esclusivamente all'acquaforte, tecnica artistica all’epoca molto rischiosa e che compromise ben presto la sua salute.

Si ha notizia anche di un ciclo di dipinti eseguito dopo la fine della guerra per la Chiesa di Piumazzo di Castelfranco Emilia.

Le altre opere rintracciate sono conservate in collezioni private, in gallerie di Enti locali, o custodite dagli eredi. Ricordiamo tra esse, Ritratto di donna allo specchio, Natura morta con cocomero e coltello, Ritratto di vecchio.

Siamo a conoscenza di un premio conferitogli dalla Biennale di Venezia dove nel 1922 partecipò con il dipito Cansano, introvabile.

Tornato in Abruzzo eseguì, insieme con il pittore Bergami, i dipinti della settecentesca Villa Francesconi a Navelli (AQ).

L'unica mostra di cui abbiamo notizia fu in realtà una retrospettiva, allestita a Sulmona presso la Scuola Complementare Ovidio nel giugno del 1924. Per questa occasione furono esposte numerose opere tra cui alcune incisioni eseguite con la tecnica ad acquaforte, come Veduta di Venezia, Veduta di Torino, ed alcuni scorci abruzzesi, opere che all’epoca appartenevano al Comune di Roma e di Venezia, persino al re Vittorio Emanuele, come per esempio Salice secco, di cui si è persa ogni traccia. Furono presentati anche alcuni dipinti ad olioraffiguranti paesaggi, nature morte, ritratti, nudi di donne, in particolare ricordiamo La Maiella, Una casa di Cansano, La Valle di Molina, Il Campanile dell'Annunziata.

Morì il 15 dicembre del 1924, quando era impegnato nel restauro delle volte della Chiesa della SS. Annunziata a Sulmona, lavoro concluso poi dall'amico ed allievo Camillo Giammarco.


Enrichetta Santilli

 

Date: Pratola Peligna (AQ) 1874 - Pratola Peligna (AQ) 1924

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