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Biografia - Smargiassi

Compie la sua prima formazione a Napoli presso l'Accademia di Belle Arti dove nel 1817 é allievo di Giuseppe Cammarano. Poi, dopo il 1820, frequenta la scuola privata del Pitloo ed infine a Roma, dal 1824 al 1828, con il sostegno del duca di Berwick e della duchessa di Saint Leu, ottiene il privilegio di risiedere con il sussidio del pensionato artistico. L'aiuto offerto dai mecenati francesi gli consente di approdare, dopo gli anni romani, nell'ambiente aristocratico mitteleuropeo; nel 1828 segue la duchessa di Saint Leu nel castello di Aremberg e da qui, presentato alla corte di Luigi Filippo, si trasferisce a Parigi dove partecipa ininterrottamente al Salon dal 1827 al 1837 con paesaggi napoletani, romani e vedute della Francia. Appartengono a questo periodo romano i dipinti, esposti alla prima Biennale borbonica del 1826, della Fontana di Genzano (Napoli, Palazzo Reale) e della Veduta di Ponte Milvio o  Ponte Mollo (Roma, Montecitorio). Dello stesso periodo giovanile sono il Ritratto di Leone XII e la Veduta di Vasto (entrambe del Museo Civico di Vasto) che per tradizione locale si ritiene eseguita a Londra nel 1831 data che coincide con la nomina di Smargiassi a cavaliere della Legion d'Onore. Nel 1833 esegue la Veduta della Reggia di Caserta (Condè, Museo Chantilly), due paesaggi del porto di Marsiglia e una Veduta del Molo di Napoli, documentati alla biennale borbonica.

Nel 1837, ritorna a Napoli e partecipa al concorso bandito dall'Accademia per la cattedra di paesaggio, rimasta vacante a seguito della morte del suo maestro. Il tema Raito, Vietri e il golfo di Salerno dal Capo d'Orso, individuato recentemente nel dipinto La strada di Amalfi dalla torre di Citara (Salerno, Pinacoteca dei Musei Provinciali), viene superato a pari merito  con Salvatore Fergola, tuttavia Smargiassi, rispetto al suo concorrente, viene favorito al concorso per il maggior prestigio acquisito nel corso degli anni. L'assegnazione  di quel titolo accademico lo consolida nella qualità di maestro di paesaggio quasi ininterrottamente a Napoli, fino al 1882, fatta eccezione per un breve viaggio compiuto a Parigi nel 1839. Il Paesaggio di Sorrento con pastori e armenti (Napoli, Palazzo Reale), presentato all'esposizione borbonica del 1839, cui fanno seguito gli studi sulla Quercia secca nella Reggia di Caserta (Napoli, Galleria dell'Accademia di Belle Arti e Museo di San Martino) rappresentano l'esempio più emblematico della sua ricerca naturalistica, svolta nel corso dei lunghi anni di insegnamento in Accademia, improntata nel recupero della grammatica naturalistica del paesaggio di composizione. Secondo questo programma non è priva di senso la nomina di Antonio Cammarano, artista di vecchia formazione tardo-settecentesca, a suo sostituto nelle lezioni, quando Smargiassi richiede di allontanarsi saltuariamente dall'Accademia, dal 1843 al 1854, per raccogliere studi dal vero durante i mesi estivi.

Il paesaggio romantico, Angelica e Sacripante, che inaugura un nuovo ciclo di composizioni di  carattere storico-idealizzante è datato 1845 come pure il Paesaggio di Ischia (Palazzo Reale di Napoli) che viene acquistato dalla Casa Reale. Napoli da Mergellina (Napoli, Museo di San Martino) e La veduta del Golfo di Napoli (Napoli, Collezione privata), dello stesso periodo, denunciano la sua caratteristica maniera di concepire il paesaggio, di tipo convenzionale, che ripropone anche nella veduta osservata dal vero, una gamma di stereotipi colori smaglianti molto apprezzati dal collezionismo del tempo e rispondenti alle esigenze di mercato dell'epoca.

La morte di Abele (disperso), del 1848, precorre la serie di tele a soggetto romantico-religioso, concepite per l'appartamento storico del Palazzo Reale. La prima di queste è il Paesaggio con San Sebastiano e le pie donne (1851), poi il Paesaggio con San Francesco in preghiera (1855) seguito da diversi bozzetti preparatori con lo studio del particolare della grande quercia che taglia diagonalmente la composizione (il più famoso é in collezione Biagio D'Angelo). Fa da pendant al primo dei dipinti il San Francesco che scaccia il demonio, datato 1854, esposto alla mostra borbonica del 1855, dove ritorna come scenografia di sfondo il brano di Paesaggio con Baia già realizzato in epoca anteriore (noto già come Paesaggio al tramonto, già collezione D'Angelo). Di dimensioni analoghe alle tele precedenti è il quarto dipinto, ricordato nell'Appartamento del principe Umberto, di Palazzo Reale, San Girolamo appare a tre guerrieri del Medio Evo, concepito intenzionalmente, a completamento della serie di iconografie religiose. La scenografia naturalistica del San Girolamo si ritrova ampliata in un'opera successiva, Pinabello e Bradamante, del 1855 (Napoli, Museo di Capodimonte) ispirata al canto II dell'Orlando Furioso dell'Ariosto che nella grandezza del formato e nella concezione romantica del paesaggio è tra le opere più significative per l'esaltazione idealizzata della natura. Stesso intento idealizzante ritorna nel soggetto del Buonconte di Montefeltro (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti) tratto dalla Divina Commedia. L'opera esposta alla mostra borbonica del 1859 viene ripresentata alla prima esposizione Nazionale a Firenze del 1861 e acquistata dal nuovo re d'Italia.

All'esposizione di Torino, nel 1864, presenta L'origine di Melfi, destinato come si evince dalle fonti, alla Pinacoteca Civica di Torino. Il grande telone la Partenza del coscritto (Napoli, Museo di Capodimonte), datato 1866, risulta invece, tra le ultime acquisizioni della Casa Reale compiute in epoca post-unitaria per la nuova Galleria di Capodimonte.

Personalità carismatica della cultura accademica, Domenico Morelli lo convoca tra i firmatari del nuovo statuto della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, dopo il 1861, dove espone solo per il primo anno. I Rendiconti ed Atti della Reale Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti, pubblicati tra il 1863 e il 1875, sono riflessioni teoriche del maestro incentrate sullo studio  delle opere e della biografia di Nicolas Poussin e sulla concezione del paesaggio storico.


Luisa Martorelli

Date: Vasto (CH)1798 - Napoli 1882

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