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Biografia - Pellicciotti

Tiziano Pellicciotti detto Tito nasce il 2 dicembre 1873 a Barisciano, piccolo centro del circondario di L'Aquila. Suo padre Carlo, scultore di fama locale, intuisce subito la buona inclinazione del giovane al disegno e non ne ostacola gli intendimenti e la “manifestata intenzione di sottoporsi alla disciplina di una preparazione più rigorosa” (G.L. Marini).

Ne consegue che il giovane Tito “senza gravi sacrifici familiari si trasferì a Napoli e si iscrisse all'Istituto di Belle Arti partenopeo nel 1890” (G.L. Marini) ove ha per maestri Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Dai loro insegnamenti elabora una forte connotazione verista dei primi stilemi valendosi per ciò di una pennellata morbida e corposa ed un'attenzione precipua agli aspetti luministici e cromatici.

Un periodo preliminare di insegnamento (a metà degli anni ottanta)  viene riferito convintamente dalla critica a Teofilo Patini . Sembra a tal riguardo quasi certo che il Nostro frequenti in quegli anni la Scuola di arti e mestieri di L'Aquila  di cui il maestro altosangrino è all'epoca direttore. Lo stesso Patini poi incoraggerà il trasferimento del valoroso allievo in quel di Napoli alle soglie dei suoi vent'anni(cfr. C. Savastano, 2007).

Terminato il magistero formativo nel capoluogo partenopeo (e dopo una breve frequentazione del circolo michettiano di Francavilla – cfr. M. Minati, 2010-) Pellicciotti fa ritorno nel paese natio ove dà corpo,  con successo, all'attività pittorica licenziando una produzione cospicua ma del tutto accattivante nelle tematiche:  memore della lezione palizziana egli rivolge altresì attenzione al mondo agreste della sua terra rappresentando interni rustici e di stalla, contadini e pastorelle, basti e greppie ma soprattutto riuscite figurine di animali domestici colti in una sorta di delicato lirismo e contornati da oggetti e vasellame della vita quotidiana, sedie spagliate e conche di rame, cipolle e fieno; non mancano interni di osteria animati da figure popolari e scorci “en plein aire” con pastorelle di pecore e tacchini o anche quadretti di strada con venditori di cipolle, suonatori ambulanti e ombrellai con pipe fumiganti; e ancora carovane pastorali, scene di caccia e alcune delicate maternità.

In questa fase pittorica il Nostro, oberato peraltro da una consistente domanda di mercato (a cui invero non sempre ha corrisposto pari efficacia di risultato artistico), subisce fortemente l'influenza i un altro suo illustre conterraneo, Francesco Paolo Michetti, che per taluni è da intendere addirittura come una “sorta di subordinazione” ispirativa. Si vedano a tale proposito le insistite “pastorelle” in posa sullo sfondo di minuscoli borghi arroccati.

L'ammirazione per il genio michettiano fu poi sostenuta da una vera amicizia personale per la quale Michetti non lesinò al Nostro apprezzamenti pubblici e stima sincera.

Nel 1911 Pellicciotti partecipa alla campagna di Libia a cui allega non incidentalmente una  produzione artistica del genere “orientalista” (a quell'epoca assai in voga) che estende volontariamente a tutto il 1912. I temi (in genere carovane di cammelli e dromedari fra palmizi e deserto) diligentemente annotati nel taccuino da viaggio sono poi trattati sulla tela con la solita levità, l'atmosfera quasi “favolistica” e una resa cromatica scintillante.

Nel corso della sua carriera il pittore organizza numerose mostre personali in svariate città d'Italia (Roma, Napoli, L'Aquila) accolte tutte con notevole favore soprattutto dal pubblico ma delle quali non resta traccia di cataloghi o recensioni.

Partecipa, in Italia e all'estero, a svariate collettive a cura di mecenati d'arte ai quali affida per la vendita la sua cospicua produzione, Le sue opere di fatto sono oggi presenti in collezioni di tutto il mondo con una certa qual prevalenza degli Stati Uniti.

Tito Pellicciotti muore nel suo paese natale, Barisciano, il 12 aprile 1950.

Una importante mostra retrospettiva viene ospitata nel Forte Spagnolo di L'Aquila da 3 al 30 agosto del 1993. Le sue opere registrano comunque una costante presenza sul mercato dell'arte e sono apprezzate da un pubblico sempre più vasto, nonostante un iniziale disinteresse della critica “colta”.


Pasquale Del Cimmuto

Date: Barisciano (AQ) 1871 - Barisciano (AQ) 1950

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