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Biografia - F. Palizzi

Nasce a Vasto, nella provincia di Chieti, la notte del 16 giugno 1818, da Antonio e Doralice Del Greco, secondo, dopo il primogenito Giuseppe, dei quattro fratelli pittori.

Dopo gli anni della fanciullezza e dell'adolescenza, trascorsi nella città natale, si trasferisce nel novembre del  1837 a Napoli, seguendo l'esempio del fratello Giuseppe, per frequentare il locale Istituto di Belle Arti valendosi di un sussidio quadriennale della provincia di Abruzzo Citeriore.

Da subito però manifesta palese avversione agli studi accademici per allontanarsene in maniera definitiva due anni dopo e trovando inizialmente accoglienza nello studio privato del pittore teramano Giuseppe Bonolis, anch'egli attivo a Napoli. Si avvicina così allo studio della natura sviluppando un vero e proprio “genere”, originale ed innovativo (cfr. D. Morelli che scrive di una “... verità genuina che non era di nessuna scuola”), e raccogliendo rapidamente consensi e successi.

Espone, all'esordio nel 1839, alla Mostra Biennale Borbonica, un piccolo Studio di animali che viene premiato con medaglia d'argento ed è subito  venduto.

All'Esposizione Borbonica del 1841 presenta Due pastori e Pastore che beve. Dipinge su richiesta il Maggio lucano, unanimemente elogiato ed acquistato dal Re Ferdinando II che gli commissiona anche un'altra opera, il Ritorno dalla campagna (Napoli, Museo di Capodimonte) e lo introduce a corte  come maestro di pittura.

Trascorre alcuni mesi a cavallo tra il 1841 e il 1842 in Lucania  ove ritrae scene pastorali. Parte subito dopo (facendo tappa a Smirne, Costantinopoli e Galatz) per la Moldavia ove si pone al servizio di alcuni esponenti dell'aristocrazia boiarda. Esegue in quel periodo numerosi ritratti, paesaggi e studi su soggetti locali.

Rientra in Italia nel 1844, piuttosto insoddisfatto dell'esperienza. Lo stesso anno si congeda dal fratello Giuseppe che si trasferisce a Parigi e partecipa la luttuosa e prematura perdita della sorella Filippina.

Nel 1847 trascorre per la prima volta l'estate a Cava dei Tirreni, che elegge a luogo ideale per la sua ispirazione pittorica dal vero e diviene così una sede ricorrente dei suoi soggiorni estivi; qui compone studi e bozzetti che rielabora poi a Napoli.

Lo scoppio della rivoluzione napoletana del 1848 è “annotato” dal pittore in due opere, La sera del dì 11 febbraio 1848 – Napoli e 15 maggio a Napoli, connotate entrambe da grande immediatezza cronachistica.

Nel 1850 esegue una monumentale Caccia alla volpe (oggi in Collezione Marzotto). Continua il suo invidiabile successo di critica e di vendita “... dentro e fuori il regno”.

E' del 1852 la stesura di una fra le sue opere più significative, Pastorelli nel bosco (Vasto, Pinacoteca civica), unanimemente riconosciuta dalla critica come un momento fondamentale della sua ricerca luministica e per le innovative soluzioni “di tipo impressionistico” (cfr. C. Savastano).

L'anno successivo inizia a realizzare i 48 disegni da cui l'incisore Pisante ricaverà le lastre per l'opera a stampa “Usi e costumi di Napoli” del De Bourcard. Il lavoro si concluderà quattro anni più tardi.

Nel 1855 intraprende anch'egli un “viaggio artistico” a Parigi, in occasione dell'Esposizione Universale, visitando poi anche il Belgio e L'Olanda. Di ritorno, l'anno seguente, soggiorna a Milano, Firenze e Roma.

Licenzia, nel 1857, le opere Sorgente della Molina, ove si cimenta con lo studio d'ambiente, Paesaggio dell'antica Pompei e Ritratto di bimba (in Collezione Costa). Nel contempo  prende ad organizzare in una bottega di largo Vittoria una sorta di scuola che accoglie tutta una schiera di artisti (fra cui un giovane Teofilo Patini), attratti dalle poetiche innovative del Maestro.

Nel 1859 compie un viaggio a Firenze.

Nel 1860 esegue Paesaggio (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna); l'anno successivo L'amore del toro, dipinto fra i più elogiati dalla critica per l'intensa resa luministica.

Nell'ottobre del 1861 torna a Firenze per visitare la grande Mostra allestita per l'unificazione nazionale e viene accolto con calore e stima. Identica accoglienza gli viene riservata a Venezia, tappa successiva del suo viaggio. Lo stesso anno è fra i fondatori della Società Promotrice, del cui Consiglio é chiamato espressamente a far parte. Riceve commissione da parte del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, su suggerimento del Morelli, per il dipinto “Arca” che, ultimato dopo tre anni,  sarà poi noto come Dopo il diluvio; dipinge Paesaggio con contadina caprese (Napoli, Galleria dell'Accademia di Belle Arti).

Nel 1862 dipinge Vacca rossa con contadina (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Partecipa alla prima Esposizione della Società Promotrice, di cui è Presidente del Consiglio di Direzione, con l'opera Armenti. Per i meriti artistici è insignito della Croce di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Nel 1865 compie un altro viaggio in Francia. L'anno successivo è Presidente del Giuri Artistico della Società Promotrice.

L'anno 1867 presenta, all'Esposizione Universale di Parigi, la predetta tela Dopo il diluvio premiata con medaglia d'oro, ed altre opere. Alla Mostra della Società Promotrice espone Carica di Cavalleria, uno dei tre quadri di ispirazione patriottica (insieme a Villafranca e La battaglia di Cavalchina) prodotti in quel periodo.

E' del 1869 il bel Ritratto di aristocratico (Chieti, Museo “C. Barbella”).

Nel 1870 si dedica di prima mano all'attività incisoria con la tecnica dell'acquaforte. Le opere prodotte testimoniano dell'alta qualità raggiunta; esse sono in gran parte conservate presso l'Istituto Calcografico Nazionale di Roma. Viene nominato Socio di merito della Reale Accademia di Belle Arti di Venezia. Il 26 settembre di quell'anno muore, a Napoli, il fratello Nicola.

Il 16 marzo del 1871 scompare l'altro fratello Francesco Paolo. Segue un periodo caratterizzato da una caduta degli ideali, a cominciare da quelli patriottici e da un notevole indebolimento degli stessi proponimenti artistici.

Nel 1873 è inviato in missione di Stato quale Giurato all'Esposizione Internazionale di Vienna. In novembre gli viene assegnata con Regio Decreto la Commenda dell'I.R. Ordine di Francesco Giuseppe di Austria Ungaria.

Nel 1875 si reca nuovamente a Parigi.

Gli anni seguenti sono connotati da tutta una serie di riconoscimenti ed onorificenze per i meriti artistici: Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia (1877),  Direttore Generale delle Scuole della Società Operaia Napoletana (1878), Presidente del Regio Istituto di Belle Arti di Napoli (1878), Socio ordinario residente della Accademia di Architettura, Lettere e Belle Arti della Sanità Reale di Napoli (1880), Componente della Commissione per l'Istruzione Artistica Industriale (1884), Uffiziale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1891), Professore titolare di pittura di paese e di animali nel Regio Istituto di Belle Arti di Napoli (1891), Commendatore della Corona d'Italia e Grande Uffiziale dello stesso ordine (1892), Commendatore dell'Ordine de' SS. Maurizio e Lazzaro (1893).

Il primo di gennaio del 1888 muore a Passy il fratello Giuseppe. Provato da questa ennesima perdita Filippo pone mano al riordino del c.d. Carteggio Palizzi e raccoglie una gran mole di opere pittoriche sue e dei fratelli in tre distinti gruppi da destinare  in lascito all'Accademia di Belle Arti di Napoli, alla città natale, al Ministero della Pubblica Istruzione.

Muore a Napoli il 10 settembre del 1899.

Pasquale Del Cimmuto

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